Un'internazionalizzazione in ritardo. E' questo il leitmotiv del Rapporto CER - Centro Europa Ricerche - presentato ieri nel corso della Tavola Rotonda "Internazionalizzazione dell'economia: opportunità e strumenti per le imprese del Lazio" organizzata con il contributo di Unicredit e il sostegno di ENI. Per l'OICE ha partecipato Marco Ragusa dell'Ufficio Internazionalizzazione.
Paolo Guerrieri, docente di economia all'Università Roma La Sapienza, e Zeno Rotondi, Responsabile Territorial Research and Strategies di Unicredit, hanno commentato il Rapporto (in allegato) fornendo importanti spunti di riflessione.
"In questi anni - ha detto Guerrieri - stiamo vivendo una fase di crisi economica alla quale non possiamo non aggiungere il ridisegno degli equilibri politici ed economici globali. L'asse di riferimento non è più la coppia USA-UE ma un sistema multipolare".
In questo contesto, l'Italia ha subito molto più di altri Paesi europei i costi del ridisegno e non ha sfruttato adeguatamente le nuove opportunità. La crescita e lo sviluppo, con la conseguente impennata dei consumi in Paesi come Brasile, Russia, India e Cina - i cosiddetti Paesi BRIC - offrono diverse opportunità alle capacità di internazionalizzazione del nostro Paese.
Tuttavia, dall'analisi di competitività delle filiere produttive italiane emerge la debolezza nella fase di distribuzione. Dall'indagine condotta da Zeno Rotondi per il Rapporto CER, le imprese italiane ritengono vitale la via dell'estero e i primi Paesi di esportazione rimangono quelli dell'Est Europa e del Mediterraneo. Il primo contatto con l'estero - ha detto Rotondi - rimane la fiera e a seguire il rapporto con altre imprese e l'azione delle Associazioni di categoria. Molto indietro le Istituzioni pubbliche e le Banche. Tre le ricette - ha aggiunto Rotondi - che aumenterebbero la nostra competitività: il rafforzamento del coordinamento istituzionale con una cabina di regia nazionale per l'internazionalizzazione, l'evoluzione del sistema bancario con l'offerta di servizi di consulenza mirati all'estero in aggiunta ai servizi bancari tradizionali e lo sviluppo di un sistema imprenditoriale con il rafforzamento delle trading companies e la creazione di nuove piattaforme distributive.
Il ritardo sull'internazionalizzazione, quello di cui si è discusso nel corso della Tavola Rotonda, è strutturale. Un tessuto imprenditoriale frammentato e sottocapitalizzato è oggi poco preparato ad affrontare la sfida dell'estero. La reazione, come sistema Italia, potrebbe rimediare al ritardo e far cogliere le importanti opportunità che si svilupperanno.
(M.R.)