Si è svolto ieri al SAIE 2026 il panel OICE da titolo "nuovi ospedali: il concorso di progettazione è lo strumento giusto?", organizzato dal Gruppo Sanità di OICE.
Dopo una breve presentazione da parte dei Coordinatori del Gruppo di Lavoro Sanità, Cons. Eleonora Smargiassi e Matteo Bordugo, è seguita l'introduzione di Andrea Brambilla del Politecnico di Milano.
Successivamente Marilena Pavarelli (ExpoSanità) ha moderato le presentazioni di tre progetti vincitori di recenti concorsi:
La presentazione ha offerto un'occasione concreta per affrontare il tema del panel - con la presenza dei progettisti, della Vicepresidente OICE Francesca Federzoni e Alessandro Izzi del Consiglio Nazionale degli Architetti - partendo da tre esperienze significative e dalla testimonianza diretta dei gruppi di progettazione. La domanda, in particolare, riguardava la capacità delle istituzioni di scegliere lo strumento per individuare i progettisti chiamati a concepire e sviluppare un nuovo ospedale.
Dalla discussione è emerso che un ospedale è molto più di un edificio: è un'infrastruttura complessa, nella quale devono trovare equilibrio organizzazione sanitaria, funzionalità, tecnologie, sicurezza, sostenibilità, qualità architettonica e capacità di adattarsi all'evoluzione della medicina e dei modelli assistenziali. Ma è anche un luogo profondamente legato alla città e alla comunità, destinato a incidere sulla qualità della vita per molti decenni.
Da questo punto di vista, il concorso di progettazione può offrire l'opportunità di mettere a confronto idee e visioni differenti, stimolare l'innovazione e consentire alla qualità della proposta progettuale di emergere indipendentemente dal nome del progettista. È stato sostenuto però che la qualità di un ospedale non si esaurisce nell'idea architettonica. Deve tradursi in un progetto tecnicamente rigoroso, economicamente sostenibile, coerente con le esigenze della committenza sanitaria e concretamente realizzabile. È qui che si misura la vera efficacia dello strumento concorsuale.
La sfida è quindi scegliere il progetto migliore e anche creare le condizioni perché la qualità espressa nella proposta vincitrice possa essere sviluppata e mantenuta nelle successive fasi progettuali, fino alla costruzione e alla gestione dell'opera. Per questo servono requisiti chiari, tempi adeguati, un confronto efficace con gli operatori sanitari, competenze multidisciplinari e continuità tra la fase concorsuale e quella realizzativa.
In conclusione, dal dibattito è emerso che il concorso non è necessariamente la risposta a ogni esigenza, né può essere valutato prescindendo dalle modalità con cui viene impostato e gestito. È uno strumento che può generare valore se accompagnato da una strategia complessiva, capace di coniugare ambizione progettuale, competenza tecnica, responsabilità economica e capacità di attuazione.
La riflessione avviata al SAIE lascia una domanda aperta, ma soprattutto un'indicazione: non dobbiamo scegliere tra qualità del progetto e fattibilità dell'opera. Dobbiamo costruire procedure capaci di garantire entrambe. (A.M.)