Nella Sala delle Lauree della Scuola di Economia e Studi Aziendali dell'Università Roma Tre si è svolta ieri la presentazione del Rapporto CER III/2014 dedicato a integrazione internazionale ed innovazione. Diversi gli interventi dal mondo universitario, economico ed imprenditoriale. La presentazione del Rapporto ha consentito di fare alcune considerazioni e riflessioni sulla posizione internazionale dell'economia italiana, sulla capacità innovativa del nostro Paese e delle nostre imprese e infine di provare ad incrociare le due variabili nel quadro del binomio internazionalizzazione/innovazione.
Ne è venuto fuori un quadro che, con i suoi dati statistici e grafici, aiuta gli operatori italiani a comprendere le dinamiche e ad orientare le scelte di policy e di strategia, soprattutto nel contesto dello sviluppo dell'export e della capacità innovativa.
Nel corso del 2014, l’economia italiana ha continuato a registrare un aumento del proprio avanzo estero di parte corrente. Ciò si è verificato nonostante il progressivo indebolimento dello scenario internazionale, dove ai buoni risultati degli Stati Uniti si contrappongono le persistenti difficoltà nell’Eurozona e in altri paesi avanzati, nonché il rallentamento di alcune importanti economie emergenti, anche per effetto del calo dei prezzi delle materie prime. Tensioni latenti continuano a minacciare la stabilità dei mercati finanziari, intrecciandosi con i problemi irrisolti delle relazioni politiche internazionali.
Anche il processo di globalizzazione non ha ancora recuperato lo slancio degli anni precedenti alla grande crisi. Gli scambi di merci continuano a crescere a tassi inferiori alla produzione industriale, risentendo negativamente della debolezza di economie molto aperte, come quella europea. Le politiche di liberalizzazione commerciale stentano a imprimere impulsi espansivi, data la persistente incertezza sull’esito dei principali negoziati multilaterali e preferenziali in corso.
I tassi di cambio si muovono in direzioni non sempre coerenti con gli squilibri macroeconomici sottostanti e non sembrano riuscire a esercitare effetti correttivi rilevanti: le variazioni di competitività che ne derivano non riescono comunque a controbilanciare il vuoto di domanda aggregata generato dalla debolezza dei salari e dell’occupazione nei paesi sviluppati e dall’orientamento restrittivo delle politiche fiscali europee.
(M.R.)