Documento Confindustria: "Crescere si può, si deve"

21/2/2013
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Il 23 gennaio la Giunta confederale ha approvato il  documento "Crescere si può, si deve" che in queste settimane è stato presentato alle diverse forze politiche.

Secondo quella che è una vera e propria terapia d'urto individuata nel documento, dovrebbe essere possibile «mobilitare 316 miliardi di euro in cinque anni; il tasso di crescita si innalzerà al 3%, il Pil aumenterà in cinque anni di 156 miliardi di euro (al netto dell'inflazione), si registrerà un aumento di reddito disponibile pari a 2.617 euro per abitante e l'occupazione si espanderà di 1,8 milioni di unit; il tasso di occupazione salirà al 60,6% nel 2018 dal 56,4% del 2013 (+4%) e il tasso di disoccupazione scenderà all'8,4% dal 12,3% atteso per il 2014».

Non ci sono, secondo la Confederazione, alternative. In Italia «è alto il rischio di una distruzione della nostra base industriale. È un'emergenza economica e sociale» e «dobbiamo riconquistare la crescita, creare lavoro, riconoscere e riaffermare la centralità delle imprese, infondere fiducia negli italiani, restituire ai giovani un futuro di progresso, facendo ripartire subito - si legge ancora nel documento - l'economia rilanciando l'industria, vera colonna portante del Paese». Altrimenti c'è il declino e «non possiamo e non vogliamo accettarlo. Ne va del futuro dei nostri giovani e delle nostre imprese».

Secondo il presidente Squinzi «uno stato che sia amico di chi tutti i giorni si impegna a produrre benessere e occupazione», perché «se il Paese non sarà capace di fare scelte forti, anche nei prossimi anni ci sarà una ripartenza che non supererà lo 0,5%».

Secondo Squinzi si deve avviare «senza ritardo» un processo di riforme «sul quale ci aspettiamo che tutte le forze politiche prendano un impegno, perché è ora di cambiare volto al Paese». «Siamo arrivati all'ultimo minuto per cambiare volto al Paese - ha aggiunto - partendo dalle istituzioni del Paese. Abbiamo bisogno di un'Italia liberale e di uno Stato che lasci spazio a più concorrenza dei privati». (A.M.)

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